FELICITA’: la dea dalle molteplici sembianze

Tutti gli esseri umani vogliono essere felici; peraltro, per poter raggiungere una tale condizione, bisogna cominciare col capire che cosa si intende per felicità.

(Jean-Jacques Rousseau)

Felicità. Chissà quante volte hai sentito ripetere questa parola, magari dai tuoi genitori che ti dicevano di volerla per te, da quella vecchia fiamma che prometteva di aiutarti a raggiungerla o forse dai versi di una poesia. La ritrovi in bocca a qualche bella attrice in film drammatici, nelle pagine di un libriccino per bambini e sì, persino nelle pubblicità, dove macchine di lusso e quant’altro si voglia vendere sembrano i segreti per ottenerla. Insomma, la parola felicità è dappertutto e tu l’avrai certamente imparata da piccolo. Ma sei sicuro di conoscerla? Se ti chiedessero cos’è, la sapresti definire? Già, perché in effetti non sembra che tutti siano d’accordo sul significato di questo stato d’animo. Per qualcuno la felicità è la villa da sogno che non potrà mai permettersi, la compagna di banco a cui non si è mai dichiarato, la pensione che tanto non arriverà; per altri invece è una cosa semplice, come il famoso bicchiere di vino con un panino della canzone di Albano e Romina. In altre parole, la felicità sembra una dea che può assumere diverse sembianze a seconda di chi la invoca.

Voglio raccontarti una storia per suscitarti nuove idee. Questo racconto parla di un gruppo di escursionisti che, dopo aver pernottato in un comodo albergo, decide di partire all’alba per una nuova avventura. Alcuni di loro, però, si pentono subito della scelta a causa dell’aria pungente e del freddo insopportabile che li sorprendono appena usciti. Spaventati dal clima così rigido, preferiscono tornare al calduccio delle loro camere e passare una giornata più piacevole.

Altri, invece, vengono incantati dalla bellezza del paesaggio e, dopo aver proseguito un po’, decidono di fermarsi per ammirare con calma la natura e apprezzare quello spettacolo così meraviglioso. Infine, un ultimo gruppetto di escursionisti decide di andare avanti, incurante del gelo e dello splendido panorama, per raggiungere la vetta della montagna.

Chi, di questi avventurieri, o aspiranti tali, può dirsi davvero felice? In realtà, tutti quanti! Forse adesso sarai ancora più confuso di prima, ma lasciami spiegare. Il primo gruppo di escursionisti, valutando la difficoltà del cammino, preferisce tornare sui propri passi e concedersi una giornata più tranquilla. Saper capire quando non è il caso di andare oltre e accettare i propri limiti è senz’altro un prezioso ingrediente per essere felici, nonché per preservare la propria salute. Anche chi si è fermato a contemplare la natura può dirsi soddisfatto, perché è in grado di cogliere l’attimo e assaporarlo in tutta la sua bellezza. Ogni tanto è importante vivere nel presente, concedendosi quei piccoli piaceri senza i quali la vita sarebbe ostica e noiosa. I più temerari, invece, ti insegnano un diverso, ma fondamentale, aspetto della felicità: quello del superare sé stessi, del lavorare per un obiettivo e per la propria realizzazione.

Ora che conosci la storia, voglio farti notare una cosa: l’ultimo gruppo di escursionisti, determinato ad arrivare in cima, deve affrontare il freddo, la fatica e i pericoli della salita. La felicità porta con sé anche degli aspetti di sofferenza, senza i quali raggiungerla sarebbe impossibile. Esse, dunque, non sono mutualmente escludentesi, ma inevitabilmente intrecciate e unite, come lo è ogni persona con la sua ombra. In effetti, la gioia assomiglia un po’ a quelle rocce dalle forme bizzarre, ma stupefacenti, che un turista fortunato può ammirare in Sardegna. Queste pietre vengono scolpite e modellate dal vento fino ad assumere forme originali, che le rendono un’attrazione unica nel suo genere. Allo stesso modo, la tristezza e il dolore sono intemperie che non impediscono la felicità, ma anzi la scavano e plasmano fino a darle una forma e un senso.

È perché conosciamo la gioia che ci accorgiamo della sofferenza ed è perché sperimentiamo il dolore che possiamo apprezzare la contentezza.

 

a cura di: Dott. Damiano Pellizzari, Psicologo Psicoterapeuta, Tel. 347.6474401, www.damianopellizzari.it

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