I PLANTARI... facciamo chiarezza!!

Non tutti i piedi sono uguali e a seconda della tipologia di problema e di struttura del paziente si possono distinguere diversi tipi di dispositivi medici su misura per la loro correzione:

plantari correttivi sono utilizzati soprattutto nel bambino e nell’adolescente per correggere una problematica nell’età evolutiva riportare il piede, ed eventualmente la colonna vertebrale, nel giusto assetto al fine di prevenire e/o curare i difetti  posturali.

plantari ANTALGICI hanno, invece, lo scopo di ridurre il dolore localizzato al piede e trovano utilizzo soprattutto in presenza di deformità quali l’alluce valgo, dita a martello o in presenza di ipercheratosi (callosità) dolenti. Questo tipo di dispositivi personalizzati consente una migliore distribuzione del carico su una superficie maggiore del piede e aumenta il comfort, perché la superficie superiore è realizzata con materiali morbidi. Sono destinati a pazienti particolari, come i diabetici o persone con insufficienza venosa cronica, artrite reumatoide, problematiche artrosiche.

I plantari biomeccanici aiutano a ristabilire la corretta funzionalità del piede ottimizzando la dinamica del passo in ogni sua fase. La loro funzione è di assorbire l’onda di shock a cui il calcagno è sottoposto durante la prima fase di appoggio, riducendo la forza istantanea applicata; di normalizzare i tempi di contatto del piede al suolo rispettando la corretta prono-supinazione del piede e di trasferire il peso del corpo durante il movimento del piede, modificando gli assi di movimento al fine di normalizzare la funzione del passo. In questo caso si valuta il movimento delle articolazioni e la tipologia di appoggio e di deambulazione, anche grazie ad apparecchiature computerizzate quali la baropodometria elettronica.

In un paziente giovane, il primo controllo può essere effettuato anche dopo un mese dalla consegna del plantare, mentre un paziente diabetico dovrà essere rivisto già dopo una settimana o comunque con periodicità poiché, visto che la patologia diabetica può comportare una ridotta o assente sensibilità al piede (neuropatia) oltre che problematiche di tipo vascolare, è necessario verificare in tempi brevi i presidi realizzati per apportare subito le eventuali modifiche al plantare che si rendessero necessarie.

Il consiglio della sanitaria

La specificità del dispositivo in base al problema del singolo paziente fa sì che spesso i plantari siano realizzati su misura a opera di uno specialista tecnico ortopedico, come spiega il dott. Emanuele Lolato: «L’utilizzo delle solette standardizzate, prodotte in larga scala e che si trovano in sanitaria possono essere consigliate unicamente quando il paziente non sia diabetico e non abbia particolari segni e sintomi che necessitano un approfondimento clinico da parte di uno specialista.

Questo è di fondamentale importanza: nel diabetico, ad esempio, è necessaria una valutazione specialistica onde evitare problematiche maggiori viste le complicanze del diabete stesso. Bisogna considerare anche altri fattori che guidano il personale della sanitaria di fiducia al giusto consiglio, ad esempio se l’utente ha delle alterazioni cutanee come ipercheratosi (callosità), particolari tipi di dermatiti o eczemi a livello podalico, problemi di sudorazione, vesciche, fissurazioni e lesioni ulcerative.

La soletta morbida e di comfort di tipo standardizzato deve essere consigliata solo quando non ci sono problematiche evidenti, in caso contrario è meglio indirizzare il cliente da un tecnico qualificato per una visita più accurata. Le solette prodotte industrialmente apportano benessere al piede e ammortizzano il passo, ma non riescono a scaricare i punti dolenti e/o a compensare i deficit di appoggio del piede come fanno in plantari realizzati su misura».

Oltre che le solette complete, in farmacia si trovano anche talloniere che ammortizzano solo a livello del tallone e che sono disponibili nelle versioni con o senza foro calcaneare. Anche questi tipi di ausilio – spiega il tecnico – sono utili come prima linea di intervento in fase particolarmente acuta: «Possono essere utilizzate per avere un sollievo iniziale, quando il paziente non sa ancora dove indirizzarsi; queste tendono a scaricare momentaneamente e minimamente il dolore. Laddove però la sintomatologia dolorosa non dovesse regredire, sarà necessario capire la causa del dolore podalico e compensare quindi i deficit di appoggio».

La singolarità della forma del piede di ogni persona fa sì che il tecnico debba eseguire un’attenta valutazione clinica e biomeccanica prima di poter consigliare e realizzare il dispositivo su misura. Tale analisi si avvale anche di tecnologie strumentali computerizzate, quali pedane baropodometriche elettroniche che permettono di rilevare la forma, la tipologia di piede e di impronta, il tipo di deambulazione ed eventuali deficit di intra/extrarotazione così ottenuta per la progettazione dei plantari.

Il calco del piede verrà poi ottenuto con svariati metodi dai più tradizionali a quelli più tecnologici, come ad esempio mediante calco gessato o a scansione cad-cam.

 

a cura di: Ortopedia Sanitaria Lolato - www.lolato.it

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