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Le apnee notturne, a volte non si avvertono ma ci sono…ditelo al medico

La sindrome delle apnee notturne è caratterizzata da “pause” del normale respiro durante il sonno. Il termine “apnea” indica appunto una pausa della respirazione. Se dormi non te ne accorgi, ma in genere qualcuno lo fa per te e questo, a lungo andare, può salvarti la vita. Ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Calabro, Direttore S.C. di Pneumologia - Ulss 3 Bassano del Grappa

Esistono più tipologie di apnee notturne?
Ci sono due tipi di apnee che si verificano durante il sonno: centrali ed ostruttive.
Le prime sono presenti quando i centri cerebrali non riescono ad inviare i segnali sufficienti per attivare i muscoli respiratori e questo causa l’impossibilità della cassa toracica ad espandersi. Queste apnee, dette di tipo “centrale”, sono caratterizzate dalla immobilità del torace e sono meno frequenti delle ostruttive conosciute anche con l’acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome). L’OSAS è una condizione caratterizzata da pause nella respirazione dovute all’ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree durante il sonno. Si parla di apnea quando una persona smette di respirare per almeno 10 secondi. Nelle forme molto gravi di OSAS le apnee sono presenti quasi costantemente, per la maggior parte del sonno.

Che cosa accade “tecnicamente” nel nostro corpo quando si verifica un episodio di apnea notturna?

Nelle apnee ostruttive, nonostante gli sforzi per continuare la respirazione, il passaggio dell'aria dalla bocca (o dal naso) fino ai polmoni è temporaneamente limitato o interrotto. Perché l'apnea si possa interrompere e il passaggio dell'aria riprendere, il cervello si deve “svegliare", anche se per pochissimi secondi. Spesso il risveglio risulta inavvertito a livello della coscienza (micro risvegli inconsapevoli) con  la conseguenza di un sonno frammentato e quindi “non riposante”. A volte il paziente può anche risvegliarsi con la sensazione di reale soffocamento.

Quali sono le conseguenze di ripetute apnee?
La sindrome delle apnee ostruttive se non viene trattata adeguatamente aumenta il rischio cardiovascolare e cerebrovascolare: aritmie, infarto, ictus. Inoltre, se il paziente soffre di diabete o ipertensione, la presenza di apnee ne rende più difficile il controllo. Le apnee nel sonno possono anche essere alla base di incidenti sul lavoro o durante la guida di autoveicoli, in quanto le alterazioni del sonno causano durante il giorno incapacità di concentrazione e sonnolenza, scarso rendimento nel lavoro, diminuzione della memoria.

È un disturbo diffuso? Sottovalutato?
L’apnea ostruttiva nel sonno è estremamente frequente; dati del 2015 (HypnoLaus study) hanno stimato una prevalenza del 49,7% nella popolazione di sesso maschile e del 23,4% nella popolazione di sesso femminile di mezza età, ma colpisce anche i bambini in età scolare in una percentuale variabile tra 1 e 6%. Si tratta quindi di un disturbo molto comune.

Esiste una soglia che indica la necessità di intervenire per scongiurare le apnee al fine di salvaguardare la salute del paziente?
Può verificarsi l’apnea (ostruzione completa) e/o ipopnea (ostruzione parziale). La gravità dell’OSAS viene codificata in base al numero di apnee e/o ipopnee ostruttive per ora di sonno. Infatti si parla di OSAS lieve quando ci sono da 5 a 15 eventi respiratori per ora di sonno; OSAS moderata quando ci sono da 16 a 30 eventi per ora di sonno, OSAS grave quando ci sono più di 30 eventi per ora di sonno. Sulla base di questi vari elementi viene definito l’intervento terapeutico, sempre raccomandato quando vi sono più di 15 apnee/ipopnee per ora di sonno.

Fattori scatenanti: quanto incide lo stile di vita?
Lo stile di vita è particolarmente rilevante. Oltre al sovrappeso e l’obesità, anche l’alcool e il fumo sono fattori che se rimossi possono contribuire a migliorare la condizione tipica dell’OSAS. Il fumo è associato con una maggiore prevalenza al russamento e all’OSAS; l’alcool può aumentare la collassabilità delle vie aeree superiori e indurre apnee.

In genere l’apnea notturna la nota chi dorme accanto alla persona; quando non c’è la “collaborazione” di un famigliare, ci sono dei sistemi per rilevare le apnee?

La presenza di sindrome delle apnee ostruttive è spesso ipotizzata associando sintomi ad esami clinici, ma sono necessarie registrazioni notturne per confermare la diagnosi e pianificare l’eventuale trattamento.  Un dato molto importante è che la persona con OSAS non ha memoria delle proprie crisi di apnea notturna. Questo perché il cervello non registra i micro-risvegli che si verificano al termine delle crisi apnoiche, poiché non sono coscienti. In altri casi si osserva un risveglio netto con agitazione, tachicardia e malessere per il senso di soffocamento. Altre volte  il sospetto parte da chi dorme accanto alla persona con OSAS ed osserva la presenza di “interruzioni periodiche del respiro”, un sonno agitato e spesso il russamento.

Come si arriva alla diagnosi?

Dopo la valutazione del quadro clinico del paziente, il percorso diagnostico dell’OSAS richiede un accertamento strumentale. Spesso si parla genericamente di  polisonnografia. Nella pratica si utilizzano diversi tipi di monitoraggio, i cui tracciati devono sempre essere analizzati da un medico esperto in disturbi del sonno e consistono in un monitoraggio notturno cardiorespiratorio con sistema portatile o, in casi selezionati, polisonnografia notturna in laboratorio. Attualmente la maggior parte delle diagnosi viene fatta con dispositivi che permettono la registrazione al domicilio del paziente.

Come si trattano le apnee?

Non esistono al momento terapie farmacologiche per il trattamento dell’OSAS. Se si è obesi o in sovrappeso si consiglia ovviamente di calare di peso. Ridurre il consumo di alcol e smettere di fumare possono contribuire a migliorare la condizione. Va ricordato comunque che qualsiasi prodotto con azione miorilassante, tende a peggiorare la tendenza a sviluppare apnee. Quindi i sedativi e i sonniferi sono pericolosi per chi già soffre di apnee. Un trattamento efficace per le apnee notturne è l’utilizzo di un erogatore di pressione positiva continua nelle vie aeree che prevede di indossare una maschera in genere nasale o oronasale. L’apparecchio collegato alla maschera genera un flusso d'aria a un livello di pressione regolabile, tale da mantenere aperte durante la respirazione le vie aeree soggette altrimenti ad una ostruzione durante il sonno. In questa prospettiva, in alcuni casi, è possibile intervenire chirurgicamente per rimuovere fattori ostruttivi respiratori nei distretti anatomici d’interesse otorinolaringoiatrico.

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