Lo PSICOLOGO detective del futuro

Molto spesso, quando abbiamo un problema, tendiamo a cercarne le cause nel passato. Medici e terapeuti, come detective impegnati a scoprire il colpevole, si affannano a scandagliare le nostre storie per scovare traumi infantili o abitudini disfunzionali all’origine di ciò che ci affligge. In effetti, non si può negare l’influenza che le esperienze del passato esercitano sul nostro comportamento e sullo stile di vita attuale. Come ogni pianta necessita di un particolare tipo di terreno per crescere, così anche le malattie e le difficoltà che incontriamo affondano le loro radici in ciò che abbiamo vissuto, negli ambienti e nelle persone che abbiamo frequentato. Tuttavia, a volte queste cause remote sono difficili da individuare nell’inestricabile labirinto di ricordi, emozioni e pensieri che affollano la nostra mente; molto spesso, inoltre, gli elementi che hanno contribuito a sviluppare il nostro problema sono ormai dimenticati o inconsapevoli. Oltretutto, anche quando è possibile smascherare i colpevoli e risalire alle fondamenta del disagio, questo non scompare. Comprendere la natura della propria sofferenza può essere il primo passo per un cambiamento, ma non è sufficiente per la guarigione. 

Che fare allora? Qualcuno si rassegna a cercare di curare il sintomo senza pensare alle sue cause, sperando di aiutare la persona a stare meglio senza dover per forza riportare alla luce vecchi fantasmi. Un lavoro di questo tipo, seppure possa rivelarsi utile in molti casi, si ferma alla superficie, ossia ai fattori che nel presente concorrono al mantenimento del problema, e non si occupa delle motivazioni profonde alla base dello stesso.

A giocare un ruolo importante nello sviluppo di un sintomo o di una malattia non sono però solo gli eventi passati e quelli presenti, ma anche il futuro. Spesso dimenticato da molti clinici, esso in realtà riveste un’importanza notevole nella vita di ognuno di noi: i nostri sogni, i progetti che vogliamo realizzare e gli obiettivi che cerchiamo di raggiungere condizionano il nostro comportamento attuale e le nostre vite; nondimeno, le possibilità concrete di poter arrivare alle mete prefissate hanno un impatto significativo sul nostro umore. Una persona che abbia perso ogni speranza per il futuro o che sia eccessivamente pessimista difficilmente sarà felice; tenderà inoltre a trascurarsi e a mettere poche energie nel lavoro e nello studio, preparando un terreno fertile per lo sviluppo di un disagio, sia esso psicologico o fisico. Viceversa, anche chi è eccessivamente proiettato a tutti gli impegni e le incombenze che dovrà svolgere nei giorni a seguire, rimane spesso vittima di ansia, irritabilità e stanchezza, finendo anch’egli per curarsi poco di sé stesso e non godere del presente. L’atteggiamento che abbiamo nei confronti del futuro è senz’altro allora tanto importante quanto i suoi cugini passato e presente nel contribuire a formare o mantenere disagi e difficoltà: occuparsi dei progetti e degli obiettivi di una persona, della fiducia che in essi ripone e dei mezzi che usa per raggiungerli può essere a volte più utile e decisivo che rimuginare su eventi già trascorsi. Inoltre, le malattie e i problemi che possono affliggerci sono collegati al futuro da un altro invisibile filo. Si dovrà per questo ricordare che gli esseri umani sono plasmati dalla selezione naturale per difendersi al meglio dai pericoli della natura e portare avanti la propria specie. Ne deriva che molte risposte del nostro organismo sono in realtà adattive e funzionali alla sopravvivenza dello stesso. La febbre ad esempio, sebbene ci costringa a rimanere a letto col mal di testa per qualche giorno, è una difesa del nostro corpo mirata ad allontanare agenti patogeni. Più in generale, anche le avversità che incontriamo sono dotate di una loro utilità, per quanto difficile da scorgere. Le malattie infatti ci costringono a fermarci un attimo, a riconsiderare la nostra vita e quanto per noi è importante. Se ben affrontate, magari con l’aiuto di qualcuno, possono rivelarsi uno strumento molto potente, seppur doloroso, di crescita e maturazione. 

Alla luce di quanto illustrato, si può allora iniziare a guardare con occhi diversi la patologia, per non finire come piante ricurve e piegate su sé stesse alla costante ricerca di quel che non va nel terreno ai loro piedi. Concludo dicendo che,in questa prospettiva, il compito dello psicologo non è solamente “scavare nel passato”, bensì indagare il futuro per le sue inequivocabili conseguenze sul presente. 

a cura di:

Dott. Damiano Pellizzari

Psicologo Psicoterapeuta

Tel. 347.6474401

www.damianopellizzari.it

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