castagne

Perché si tiene in tasca una “castagna matta”?

La leggenda vuole che il frutto abbia delle proprietà benefiche che tengono lontano i malanni autunnali, come il raffreddore e la tosse. È una tradizione per tanti di noi, ereditata dai nostri nonni e custodita gelosamente come una “ricetta miracolosa” per il benessere fisico.
Anche se oggi si fa un uso troppo elevato di farmaci, sono ancora molte le persone che credono nella medicina naturale e nelle proprietà curative di alcune erbe o frutti. Ecco che molti di noi sono cresciuti tenendo nella tasca del cappotto per tutto l’inverno una “castagna matta”, per affrontare con un pizzico di ottimismo in più il freddo e le malattie invernali. Spesso le castagne le abbiamo regalate ai familiari e alle persone care per proteggerli, o le abbiamo messe nei nostri cassetti e nelle nostre borse. In effetti, in passato le castagne venivano triturate e date da mangiare a quegli animali per curare l’asma e il raffreddore. Quando ci si accorse che ne traevano sollievo, i frutti si cominciarono a testare anche sull’uomo e fu così che nacque la leggenda.
Le proprietà benefiche della «castagna matta» sono dovute all’escina, un componente che, oltre a essere antinfiammatorio, migliora il drenaggio linfatico e aumenta la pressione venosa. Gli estratti dell’ippocastano sono anche utilizzati come rimedio per la cellulite, le emorroidi e le vene varicose. Forse portare con sé una castagna non serve a nulla, ma c’è chi giurerebbe il contrario. Le proprietà curative del frutto erano note da molto tempo in Asia Minore, regione da cui arriva la pianta, ma furono valorizzate in Occidente agli inizi del Novecento.

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