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Perché tanta fatica a riconoscere la rabbia?

Quante volte mi sono ritrovato a porre questa domanda:

“Sta provando rabbia?”
E molto spesso mi sono sentito rispondere con voce strozzata e aggressiva: “no, forse… irritazione”, ma se ci fosse stato davanti l’aguzzino sarebbero esplosi. Allora mi chiedo: perché tanta fatica a riconoscere la rabbia?

Siamo tutti arrabbiati?
Se solo ci soffermassimo ad osservare la realtà che ci circonda ci accorgeremo di quanto siamo attorniati da persone che esprimono la rabbia e non se ne rendono nemmeno conto: il sorpasso azzardato, l’irrigidirsi di fronte ad un “no!” ad esempio. Per non parlare di quando ci attiviamo ulteriormente se davanti a noi abbiamo una persona che ci parla con tono aggressivo e prepotente. Forse troppo spesso sento attribuire alla rabbia delle accezioni negative. Sarà per questo che si fa fatica a riconoscerla?

Emozione primitiva
Partiamo dal presupposto che la rabbia è un’emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché, per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale: essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dall’uomo; infatti, basti vedere come reagisce un bambino quando non è gratificato nei propri bisogni:
(fame, sete, pulizia, coccole). E pensare che la rabbia fa parte della cosiddetta Triade dell’ostilità, insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base.

La rabbia e i termini linguistici
Se notiamo, sono moltissimi i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore, ira, termini che rappresentano uno stato emotivo intenso della rabbia; ma ci sono anche termini come irritazione, fastidio, impazienza che ne esprimono una reazione emotiva di minore intensità.
Comunque sia, la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica; tuttavia ci sono altri fattori complici dell’origine della rabbia, come ad esempio la responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione.
Quindi, la rabbia in quanto emozione né giusta, né sbagliata, va interpretata, elaborata e indirizzata, perché è risaputo da tempo, che non elaborare la rabbia significa anche ammalarsi: mal di stomaco, ulcere, ipertensione, colon irritabile, emicrania o puoi sviluppare comportamenti di tipo ossessivo e compulsivo come pensieri o rituali per controllare quell’emozione avvertita come pericolosa o inaccettabile.

Quali potrebbero essere le funzioni della rabbia?
Partiamo dal presupposto che la rabbia è un’emozione di base; pertanto le modificazioni fisiologiche si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con aggressività. A livello inconscio la rabbia è legata alle rappresentazioni che abbiamo delle relazioni con le figure a noi più significative, soprattutto del passato, e la sua funzione può essere quindi interpretata come il tentativo di ripristinare una relazione completamente buona e di sopprimere quella cattiva persecutoria; ristabilendo quel benessere di sé e della propria autostima, di percepirsi come persone degne di essere, aldilà della affamate conferme.
Pertanto, in seguito a questa riflessione, ci concederemo di riconoscere la nostra rabbia?

a cura di:

Dr. Tuccio Domenico Savio - Psicologo - Psicoterapeuta
tel. 329.9286074
www. studiotuccio.com

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