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Quando gli insetti vanno all’attacco…

Occhio alle punture e ai morsi: cosa fare e cosa non fare.

Ci sono insetti più insidiosi di altri. Alcuni sono solo molesti, fastidiosi, ma in agguato ci sono anche quelli pericolosi. D’estate in genere diventano più aggressivi e solitamente colpiscono maggiormente le zone del corpo più esposte e scoperte, come braccia, gambe e mani, ma non solo. Attenzione dunque alle punture e ai morsi. E quidi: quando basta l’automedicazione e qualche rimedio naturale e quando è necessario ricorrere alle cure del medico? Ne abbiamo parlato con il dott. Andrea Favaro, Dir. Pronto soccorso - Ospedale San Bassiano - Ulss 3

Dott. Favaro, quali sono gli insetti più pericolosi che possiamo incontrare nelle nostre zone e cosa potrebbe accadere alla persona punta?
Le punture più pericolose sono quelle da imenotteri, prevalentemente vespe e calabroni, quelle delle api lo sono di meno. Il rischio più grosso è chiaramente lo shock anafilattico (reazione allergica a rapida comparsa che può portare anche alla morte). I sintomi a cui fare attenzione sono la sensazione di perdita di conoscenza, di chiusura della gola e quindi costrizione e la mancanza di respiro. Un altro segno è la diffusione rapida di una manifestazione di gonfiore e rossore in tutto il corpo, che è comunque un segno di allerta, in quanto potrebbe sottendere una vasodilatazione che può portare allo shock anche tardivamente e quindi è necessario non abbassare la guardia nelle sei ore successive alla puntura. In questo caso chiamate il 118 cercando di dare ai medici informazioni precise.

Un ‘attenzione in più quale potrebbe essere?
Chi ha già avuto reazioni anafilattiche è importante che abbia sempre con sé l’adrenalina, un farmaco prescritto dal medico che si può autosomministrare e che salva la vita, perché contrasta lo shock, ovvero agisce attraverso una vasocostrizione, centralizza il flusso sanguigno agli organi nobili: cuore, polmoni e cervello e preserva le funzioni vitali del soggetto.

Dopo una puntura possono svilupparsi bolle sulla pelle? Come vanno trattate?
Le bolle non sono frequenti, non compaiono in tutti i soggetti. Il gonfiore invece fa parte della risposta alla puntura, è normale, e l’unico vero rimedio è disinfettare la zona interessata dalla puntura; è sufficiente acqua e sapone neutro o amuchina. Successivamente è importante applicare il ghiaccio proteggendo la cute con un panno pulito. Assolutamente da non fare, sfregare o grattare la parte interessata dalla puntura, che in genere si fa, perché il prurito può essere molto forte. Continuare a grattarsi favorisce una sovrainfezione batterica. Evitare di mettere ammoniaca, pomate o prodotti oleosi. L’unica crema che ha senso applicare è una crema cortisonica. Se compare una bolla non va mai rotta, va protetta da una garza sterile e la pelle va tenuta pulita. Meglio se si consulta un medico.

Le punture possono essere infette?
La puntura di alcuni insetti come il Tafano ad esempio (insetto appartenente all’ordine dei Ditteri) è molto fastidiosa e irritante, non è pericolosa nell’immediato ma può sviluppare un’infezione nel sito della puntura. Il problema principale è che alcuni insetti possono essere vettori di malattie perché sono portatori di batteri o di virus, è il caso di alcune zanzare o come accade per il virus Zika, ma anche le zecche. Conseguentemente alle punture d’insetto può manifestarsi una sovrainfezione batterica. Può formarsi un ascesso, quindi attenzione se si presenta un rigonfiamento, duro e dolente della parte, oppure un eritema, un rossore che non scompare nonostante il ghiaccio, o righe rosse lungo il braccio, che possono essere il segno di un‘infezione linfatica. In tutti questi casi è necessaria una terapia antibiotica.

Vespe, calabroni, tafani, e quando ci prende di mira una zecca, come dobbiamo comportarci?
La zecca, come ben sappiamo, è un acaro piccolo e nero che si attacca alla cute, anzi per l’esattezza ci morde e può trasmettere infezioni attraverso la sua saliva. Consiglio a chi decide di fare un’escursione in montagna, dove passano animali selvatici, di proteggersi coprendo tutte le parti del corpo e al rientro controllare di non aver portato a casa qualche zecca. Se la troviamo, attenzione a sbarazzarsene in maniera impulsiva e incauta se non siete esperti, meglio se lasciate il compito agli operatori del pronto soccorso. L’acaro “molesto” va afferrato con una pinzetta nella parte delle zampine e con un movimento di rotazione deciso, cercando di non fare a pezzi l’insetto, si toglie. Non è un’emergenza si può fare anche il giorno dopo. Il punto fondamentale è l’osservazione successiva. Vi sono alcune malattie trasmesse da questi acari, sulle nostre montagne le zecche possono favorire un’infezione virale che si chiama TBE, l’incubazione della malattia varia da una a 3-4 settimane, quindi fino a 30 giorni dal morso di zecca, è importante fare attenzione alla comparsa di sintomi quali fiacchezza, malessere, confusione, irritazione, primi segni neurologici del virus che può determinare una meningo-encefalite, nella maggior parte dei casi però la malattia passa inosservata.

Di morso in morso, cosa facciamo quando è una vipera ad attaccarci?
Il morso è inconfondibile, sono evidenti sulla ferita i due buchi provocati dai canini dell’arcata dentale. È decisamente doloroso. Non è necessario avere il siero antivipera con sé, ma è fondamentale mettere il soggetto in una posizione di riposo in modo che il veleno non entri in circolo in tutto il corpo e non si espanda. In questo caso bisogna chiamare il 118 immediatamente.

 

a cura di:
Dott. Andrea Favaro
Dir. Pronto soccorso - Ospedale San Bassiano, Ulss 3

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