Senso di COLPA e VERGOGNA, una questione di giudizio

“Che vergogna quando arrivò l’idraulico... Io lì, tutta nuda nella vasca e... non avevo lo smalto sulle unghie!”.

La citazione della scena di un film dell’immortale Marilyn Monroe ha poco a che vedere con i sentimenti che “pietrificano”.

Arrossire o impallidire, voler sparire dalla faccia della terra, sentirsi sprofondare o provare dolore allo stomaco, sono sensazioni che manifestano l’emozione di vergogna e questo implica comportamenti quali abbassare lo sguardo e la testa, coprirsi il volto, evitare determinate persone.

La vergogna, insieme con il senso di colpa, l’imbarazzo, l’orgoglio, sono emozioni complesse, che implicano un confronto o un giudizio dell’altro e in genere compaiono dopo il secondo anno di vita.

“È interessante – spiega il prof. Giovanni Colombo, psichiatra e docente all’Università di Padova -  fare il confronto tra due sentimenti che apparentemente sembrano simili ma in realtà non lo sono affatto: la colpa e la vergogna.

Il mondo occidentale è il mondo della colpa; pensiamo al concetto di peccato originale nel cattolicesimo, dell’inferno, mentre l’oriente è il mondo della vergogna: l’onore, l’harakiri, (suicidio rituale a cui ricorrevano i samurai giapponesi caduti in disgrazia o condannati a morte), “non ho difeso la patria, mi uccido”.

La colpa a mio avviso è un’emozione più matura perché mette in rilievo un atto che compio io, io ho fatto quella cosa e mi sento in colpa.

Nella vergogna viene messa in gioco la persona, la vergogna è un sentimento visivo: mi hanno scoperto. Le persone che si tolgono la vita dopo aver intascato tangenti ad esempio, che sappiamo essere un atto illegale, condannabile, lo fanno perché pensano “avevo un’immagine pubblica, una reputazione, ora la gente mi vede come un ladro, o in altre circostanze “mi vedono come un pedofilo”. Questa è vergogna, un sentimento visivo collegato con la vista, mentre la colpa è la voce della coscienza, un sentimento legato all’udito: c’è una voce che mi sussurra “hai fatto una cosa sbagliata”. 

I fatti di cronaca del passato e del presente ci mostrano cosa ci spinge a fare la vergogna: un 25enne, nel trevigiano, viene sorpreso dai carabinieri mentre riaccompagnava una prostituta con la quale si era appartato. E secondo la nuova linea di lotta alla prostituzione per lui scatta la denuncia per favoreggiamento e il sequestro dell’auto. Troppo per lui.

Dopo un paio di ore si è impiccato ad un ciliegio a 500 metri dalla sua abitazione. Era stato scoperto e non avrebbe potuto guardare in faccia i genitori. 

Non è diversa la storia della 31enne, che si è suicidata dopo che i suoi video hard erano finiti in rete, con tanto di nome e cognome, e diventati suo malgrado virali sul web.

Il senso di colpa e la vergogna sono al centro di molti disturbi emotivi. Il senso di colpa si genera dalla consapevolezza di come le nostre azioni possano essere giudicate dagli altri, ma anche rispetto alla propria morale. Uno stato emozionale che affligge la persona, anche quando questi, non aveva altra possibilità, magari data una particolare circostanza. Il senso di colpa mina l’equilibrio nelle relazioni sociali e altera il comportamento. 

In conclusione, io mi sento in colpa a prescindere dal fatto di essere smascherato e implica un giudizio che ho di me stesso; la vergogna invece scatta quando l’azione viene a galla e resa pubblica e dipende dal timore del giudizio altrui.

Spostiamo il giudizio da dentro a fuori. 

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