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Sentire e capire: due diverse abilità

Sentire è diverso da capire

“Sentire” è un atto involontario, molto più che respirare o sbattere gli occhi. Il sistema uditivo riceve i suoni tramite il padiglione auricolare, li trasmette agli ossicini ed infine ai recettori sensoriali nella coclea, dove minuscole cellule cigliate traducono attivamente toni e frequenze in impulsi elettrici. Da lì, questi impulsi viaggiano lungo il nervo uditivo verso il cervello, dove vengono interpretati come suoni riconoscibili.
“Capire”, invece, è un atto volontario che richiede un’attenzione consapevole. Si può frequentare una chiesa e sentire parlare il prete, però non ci si ricorderà della predica se non si ascolta. Si può sentire la propria moglie quando sta dicendo cosa comprare al supermercato, ma se si è preoccupati da qualcos’altro mentre lei parla, non ci si ricorderà cosa ha detto una volta arrivati là.

Come una perdita uditiva colpisce l’ascolto

Chi ascolta attivamente non solo sente, ma presta anche attenzione al significato di quanto gli viene detto. Il ricordo delle informazioni rilevanti è così più facile.
Purtroppo i soggetti con perdita uditiva hanno spesso difficoltà a processare il parlato, rendendo difficile la comprensione di ciò che è stato comunicato. Nel caso di perdita uditiva neurosensoriale, che riguarda circa il 90% di tutte le perdite uditive, i toni più alti risultano attenuati ed è spesso complicato separare la conversazione da altri rumori nella stanza.
Per questi individui, essere impegnati in conversazioni può risultare faticoso e causare una condizione conosciuta come la “fatica uditiva”.
Inoltre, una perdita uditiva trascurata può condurre ad una crescente irritabilità, ansia, depressione ed un maggior rischio di sviluppo di demenza e Alzheimer. Nel febbraio del 2016 in una pubblicazione uscita su “The Guardian”, Frank Lin, otorino ed epidemiologo all’Università John Hopkins di Baltimora (Stati Uniti), sosteneva che almeno il 36% del rischio di demenza sia associato a perdite uditive trascurate. Lui ed i suoi colleghi hanno condotto esperimenti clinici per studiare se la fruizione di protesi acustiche possa aiutare a combattere il declino cognitivo.
La perdita uditiva che si manifesta in modo progressivo determina, tra le altre problematiche, una riduzione della comprensione dei messaggi vocali, rendendo più difficile la vita quotidiana delle persone affette da ipoacusia e causando, a lungo termine, effetti negativi quali: solitudine, isolamento, frustrazione, perdita di attenzione e difficoltà di concentrazione. A dispetto dell’importanza che il senso dell’udito ricopre nella vita di tutti i giorni, l’ipoacusia è spesso un problema non ancora riconosciuto e non correttamente trattato. Se tale deficit non viene trattato adeguatamente, ed in tempo, possono associarsi altri disturbi come asocialità e depressione.

La cura può aiutare

L’abilità di comunicare è un fattore decisivo nella determinazione dell’autonomia di una persona, dell’indipendenza, dello stato di salute generale e della serenità. Considerando tutto ciò, la maggior parte dei soggetti con perdita uditiva neurosensoriale beneficia dell’indossare dispositivi uditivi, come protesi acustiche e impianti cocleari. Uno studio del febbraio 2013, condotto da ricercatori dell’Università di Vanderbilt, ha rilevato che quelli che usavano protesi acustiche avevano ridotto lo sforzo nell’ascolto e la suscettibilità alla stanchezza mentale rispetto a chi non le usava. Quindi, le protesi acustiche sono utili nel migliorare la comprensione del parlato dei soggetti affetti da ipoacusia neurosensoriale.

a cura di:
Dott. David Bergamin e della Dott.ssa Sara Vecchini
Audioprotesisti di Acustica Vecchini

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